Obesitá e sovrappeso, perdere peso con la NEC - Nutrizione Enterale Chetogena, terapia dimagrante

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Obesitá e sovrappeso

Nel mondo industrializzato circa metà della popolazione è in eccesso di peso e l' obesità rappresenta la seconda causa di morte prevenibile , dopo il fumo . In Italia negli ultimi dieci anni la prevalenza dell'obesità è aumentata del 50% soprattutto nei soggetti in età pediatrica e nelle classi socio-economiche più basse . Le spese socio-sanitarie dell'obesità, che negli Stati Uniti hanno superato i 100 miliardi di dollari l'anno, in Italia sono stimate in circa 23 miliardi di euro annui. La maggior parte dei costi (più del 60%) è dovuta all'incremento della spesa farmaceutica e ai ricoveri ospedalieri, ad indicare quanto il sovrappeso e l'obesità siano i reali responsabili di una serie di gravi patologie associate quali problemi cardiovascolari, metabolici, osteoarticolari, tumorali e respiratori, che comportano una ridotta aspettativa di vita ed un notevole aggravio per il Sistema Sanitario Nazionale. Ai costi diretti è necessario aggiungere i costi indiretti: i pazienti obesi hanno speso difficoltà a trovare un impiego o a mantenere buoni livelli di produttività : si riscontrano maggiore assenteismo, minore resa sul lavoro con conseguente discriminazione, maggiore frequenza di pensioni di disabilità e più elevati premi assicurativi. Nel nostro paese, come in tutto il mondo occidentale (con maggior incidenza nel nord America e nella Gran Bretagna), il problema del peso corporeo, inteso come sovrappeso, interessa un numero sempre maggiore di individui. Secondo le ultime stime si calcola che nel mondo il numero degli obesi abbia raggiunto l'incredibile numero del miliardo: in Italia solo il 53% della popolazione può rientrare nella fascia dei "normopeso".

La causa di questa situazione è duplice: da una parte c'è una sempre maggiore disponibilità di alimenti, dall'altra uno stile di vita sempre più sedentario. Un peso eccessivo, rispetto al peso ideale, può instaurarsi anche in persone che presentano disturbi del sistema endocrino o per cause di natura ereditaria; tuttavia queste persone, in percentuale, sono decisamente poche rispetto a coloro che mangiano troppo o si muovono troppo poco. Il peso ideale è un concetto relativo , difficile da stabilire scientificamente; i fisiologi pensano che, probabilmente, questo peso è vicino a quello che ognuno di noi ha o aveva all'età di 18-20 anni, al termine dell'accrescimento. Da un punto di vista pratico, la misura del peso ideale può essere ottenuta in modo approssimativo impiegando le tabelle peso-altezza che si trovano pubblicate su molte riviste e che molti di noi hanno consultato, anche per gioco, almeno una volta nella vita. Quasi tutte queste tabelle hanno la stessa origine: la banca dati delle Compagnie di Assicurazione sulla vita degli Stati Uniti; infatti in quel paese moltissime persone contraggono assicurazioni sulla vita e le Compagnie di Assicurazione hanno scoperto su basi statistiche che i grandi obesi vivono in media meno dei magri e, conseguentemente, hanno istituito una sorta di contratto basato sul peso corporeo, con i "grassi" che pagano più dei "magri". Quindi dovendo misurare con precisione il peso e l'altezza di coloro che vogliono contrarre assicurazioni sulla vita, le Compagnie di Assicurazioni hanno accumulato una notevole serie di dati a cui tutti attingono. Fra le varie formule che meglio identificano il concetto di normopeso, sottopeso e sovrappeso proposte, la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) adotta un nomogramma che si basa sull'Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI): Peso (kg)/Altezza al quadrato (metri) . Tuttavia dato che il peso corporeo di un soggetto è, essenzialmente, il risultato della somma del tessuto scheletrico, della massa muscolare e del tessuto adiposo, risulta evidente che non è possibile, dal solo valore espresso dalla bilancia, distinguere se il peso dipenda da un accumulo di tessuto adiposo, da un tessuto muscolare ipertrofico o da una struttura scheletrica estremamente solida. Inoltre, dato che in una persona normale lo scheletro e la massa muscolare rappresentano la struttura corporea più stabile, la componente che varia e che determina il sovrappeso o l'obesità è il grasso.

Un adulto di peso normale ha una percentuale di grasso che varia dal 10% al 20% del proprio corpo; le donne hanno valori leggermente superiori che vanno dal 15% al 25%; utilizzando questi valori come parametri di riferimento un individuo può essere considerato in sovrappeso quando presenta il 25%-30% di grasso corporeo e decisamente obeso quando il grasso supera il 30% del peso corporeo. Al contrario per una fitness ottimale i livelli di massa grassa per gli uomini dovrebbero variare dal 12% al 15% e dal 16% al 25% per le donne, mentre i livelli minimi non dovrebbero scendere al di sotto del 5% per gli uomini e del 15% per il sesso femminile. Una certa percentuale di grasso , circa il 15%-20% del peso corporeo, è indispensabile all'organismo sia per svolgere le sue funzioni energetiche sia come tessuto funzionale del sistema cellulare e nervoso e sia come sostegno meccanico degli organi interni. Il grasso corporeo normalmente tende ad aumentare con l'avanzare degli anni a causa di una riduzione dell'attività fisica, di una diminuzione del metabolismo a riposo, e di una minore richiesta calorica dell'organismo. Risulta evidente che è la composizione corporea a rappresentare l'elemento essenziale per stabilire lo stato di salute e di fitness di un soggetto. Quindi è la misura della quantità di grasso corporeo, che può facilmente essere misurata, che permette di definire l'obesità come quella condizione in cui la percentuale del grasso corporeo supera di una determinata quantità quella considerata normale per il sesso e l'età della persona in esame . Il grasso corporeo è formato dalle cellule adipose (adipociti), il cui numero aumenta nel corso del primo anno di vita e in seguito nel corso della pubertà, per rimanere invariato nell'età adulta; quindi il potenziale di obesità può essere stabilito già durante l'ultima fase dell'adolescenza. Il tipo di obesità più frequente è quello definita primitivo o essenziale, le cui cause sono da imputare o a un elevato apporto energetico o ad un basso dispendio energetico o ad entrambe. Le obesità diffuse secondarie, invece, sono associate per lo più a patologie endocrine. In base alle caratteristiche di numero e volume delle cellule del tessuto adiposo definiamo obesità iperplastica la condizione caratterizzata da un eccesso numerico di adipociti (che può oscillare tra i 40 e i 120 miliardi contro i 25-30 miliardi presenti nel tessuto adiposo del soggetto in normopeso). La condizione caratterizzata da un aumento di volume degli adipociti, che in media può raggiungere oltre il 40% rispetto a quello della persona normale, viene definita obesità ipertrofica. Dal punto di vista morfologico, cioè sulla base della distribuzione del tessuto adiposo, per quanto riguarda i casi di obesità essenziale, si riconoscono due tipi di obesità: Androide e Ginoide.

La prima, più frequente ma non esclusiva dell'uomo, è caratterizzata da una più abbondante distribuzione del grasso in corrispondenza del tronco, della radice degli arti, della nuca, del collo e della faccia. L'obesità ginoide, più frequente ma non esclusiva della donna, è accompagnata invece da pallore cutaneo e adipe flaccido in corrispondenza dei fianchi, dei glutei, delle cosce e delle gambe. Questa distribuzione può essere spiegata dal differente effetto che gli ormoni steroidei hanno sul tessuto adiposo dei maschi e delle femmine; in particolare, il testosterone riduce il numero di adipociti, mentre gli estrogeni con la loro azione determinano un aumento sia del numero che del volume delle cellule lipidiche nella parte bassa del corpo; effetto contrario ha il cortisolo che aumenta il volume degli adipociti nella parte alta del corpo. Nell'eziologia dell'obesità non si deve trascurare il ruolo svolto dai fattori psicologici: è ormai risaputo che molte persone obese usano il cibo come meccanismo di difesa: prova ne è il grande mangiatore "impulsivo" che attraverso il cibo nasconde i propri sentimenti di ansia, insicurezza, depressione, solitudine, stress e tensione. Sulla base dei differenti comportamenti psicologici è possibile distinguere, un' obesità reattiva , più frequente nell'adulto e consequenziale a un trauma emotivo che comporta una reazione compensatoria iperfagica, e un' obesità di sviluppo , anche questa conseguente a vicende emozionali e relazionali , ma propria dell'età evolutiva, che si associa a iperfagia e bulimia. Studi recenti hanno stabilito con certezza il ruolo determinante svolto da fattori genetici nell'istaurarsi dell'obesità, l'influenza dell'ereditarietà ci aiuta a comprendere perché alcune persone sono in sovrappeso e hanno difficoltà a perderlo. Tuttavia dato che un certo numero di persone riesce nell'impresa di perder peso si può ipotizzare che nel determinismo di tale patologia entrino in gioco anche fattori socio ambientali. Prova ne è che nel mondo occidentale l'obesità è molto più diffusa tra le donne di basso ceto sociale che tra le donne di ceto medio-alto e che fenomeni di etnia e religione possono determinare delle forme di obesità, anche se allo stato attuale non si hanno studi scientifici che confermano tali situazioni. L' obesità è correlata con numerose malattie degenerative quali diabete , ipertensione arteriosa , ischemia miocardica , insufficienza cardiaca , colecistopatia , nefropatie e danni osteoarticolari , in particolare a carico della colonna vertebrale e del piede . Di conseguenza, negli individui obesi la speranza di vita è significativamente ridotta. La battaglia per controllare il sovrappeso e l'obesità può essere vinta "monitorizzando" l'apporto alimentare e introducendo l'attività fisica nello stile di vita, mentre i disturbi emotivi, presenti nelle persone obese, devono essere considerati più come una conseguenza del pregiudizio e della discriminazione a cui queste persone sono soggette che non la causa scatenante della loro condizione.

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